Chi è Osho
 "Mai nato - Mai morto - Ha solo visitato il pianeta Terra tra l' 11 dicembre 1931 e il 19 gennaio 1990"

Con queste parole immortali, Osho detta il suo epitaffio e allo stesso tempo elimina la necessità di una biografia. Dopo aver cancellato il suo nome, accetta il termine "Osho" spiegando che esso deriva da "oceanico", come lo usa William James. "Non è il mio nome" afferma, "è un suono di guarigione".



Io non vi sto insegnando nulla. Non ho alcun messaggio. Non vi sto convertendo… Va benissimo che la gente mi trovi pieno di contraddizioni, perché solo un banalissimo erudito si preoccupa di dire cose sensate. Al contrario c'è un uomo che parla non per trasmettere conoscenze, bensì poesia, non conoscenze ma significato, non conoscenze bensì un profumo, una presenza… Io non ho nulla da dirvi,
ma molto da condividere con voi." - Osho

 

Osho Family


Osho nasce a Kuchwada, In India Centrale, l'11 dicembre 1931. Fin dalla più tenera età, si pone di fronte alla vita come spirito libero. Insofferente alle regole e alle norme imposte, rifiuta la fede della famiglia, di religione giainista, e sfida sempre e comunque il potere costituito e chi lo rappresenta.

La sua ricerca della verità raggiunge il suo culmine all'età di ventun anni, il 21 marzo 1953. Quel giorno, Osho vive nel proprio essere la più alta vetta di consapevolezza sperimentabile dall'uomo:l'illuminazione. Descritta in oriente come "l'istante in cui la goccia si fonde nell'oceano, e l'oceano si riversa nella goccia", per noi occidentale è molto arduo avvicinarsi a comprendere questo fenomeno. Osho stesso ne parla come di un'esperienza "orgasmica", assolutamente inaccessibile, per sua stessa natura, alla mente razionale. La goccia che si versa nell'oceano, e si fonde con esso, diventando l'oceano.

Osho, spinto a voler invitare gli altri esseri umani a quella esperienza di trasformazione, inizia a viaggiare per tutta l'India. Alla fine degli anni Cinquanta arriva a tenere conferenze a platee anche di centomila persone.

Termina comunque gli studi nel 1956, laureandosi in filosofia, e prosegue la carriera universitaria come professore al "Sanskrit College" di Rajpur prima, e quindi come rettore della cattedra di filosofia presso l'università di Jabalpur.

Agli inizi degli anni Sessanta intraprende un lavoro diverso: aiutare altri esseri umani a vivere la stessa esperienza da lui vissuta. E tenta di fare ciò che non può essere fatto, di condividere ciò che non può essere condiviso, di insegnare ciò che non potrà mai , per sua stessa natura, essere insegnato.
Dalle folle che ascoltano le sue conferenze emergono i primi discepoli che, paradossalmente, si uniscono a lui proprio sulla base di questa certezza, cioè che l'illuminazione non può essere comunicata. Il bisogno e l'impegno di questi individui va al di là del semplice ascoltare parole di saggezza e ben oltre le futili controversie che queste possono scatenare; essi vogliono intraprendere una ricerca reale, che li porti a conoscere veramente, senza intermediari.
Per rispondere a questa esigenza, nel 1964 Osho inizia a organizzare Campi di Meditazione durante i quali utilizza delle tecniche in grado di aiutare a cogliere quel "silenzio" in cui la nostra vera natura si manifesta.
Consapevole della diversa struttura mentale e psicofisica dell'uomo moderno, Osho ha ideato, negli anni, tecniche di meditazione conformi al tipo di "sonno psicologico" in cui oggi si vive, come tecniche catartiche e di liberazione dei condizionamenti psico corporei.
Osho 1964

Nel 1966 egli abbandona la carriera universitaria e alla fine degli anni Sessanta si stabilisce a Bombay, dando vita a un Ashram, o "comunità spirituale", che viene trasferito a Puna (India) il 21 marzo 1974, in occasione del ventunesimo anniversario della sua illuminazione.
Riconosciuto da quanti vivono intorno a lui come "Maestro di Realtà", dopo un'intensissima esperienza americana, conclusasi tragicamente con il suo arresto e un avvelenamento, scoperto con analisi mediche solo nel 1987, Osho torna proprio in quell'anno all'Ashram di Puna. Qui crea un "laboratorio di crescita", il cui impatto ancor oggi richiama da ogni parte del mondo ricercatori del vero, consapevoli di trovare in questo habitat immerso nella meditazione quello stimolo essenziale per scuotere l'equilibrio interiore e spostare il centro dell'autoidentificazione dell'essere: dal senso di separatezza che generalmente ci contraddistingue, a un senso di profonda appartenenza alla vita.
Osho ha spiegato che il suo nome deriva dal termine "osheanic" coniato dal filosofo inglese William James, e da lui usato per indicare l'esperienza del "dissolversi nell'oceano dell'esistenza".

"Ma osheanic descrive solo l'esperienza" egli ha chiarito. "Come definire colui che fa quell'esperienza della vita ? Per definirlo usiamo il termine Osho."
"O" significa profondo rispetto, amore e riconoscenza, come pure indica sincronicità e armonia. "Sho" significa espansione multidimensionale della consapevolezza, e il riversarsi dell'esistenza da ogni direzione.
Un suono, dunque, con forti eco nella nostra coscienza, più che una figura storica...così Osho ha voluto essere ricordato da quanti traggono ispirazione e alimento dalla sua visione, espressa nelle decine di migliaia di discorsi tenuti nel corso degli anni e pubblicati in centinaia di volumi.


A Puna, in India, la comunità sorta ispirandosi alla sua visione di un Uomo Nuovo è ancora fiorente; in essa ha sede una "Multiuniversità" che offre corsi e programmi di crescita interiore (www.osho.com). Ma sopratutto, qui è possibile immergersi in un contesto di salute globale che rende chiaro il senso di un nuovo stile di vita fondato sull'armonia, la pace e la quiete interiore. A migliaia tutti gli anni persone provenienti da ogni parte del mondo, trascorrono in questa dimensione periodi più o meno lunghi, riconoscendo l'importanza di un'intima connessione col proprio essere per cogliere e accettare quel nulla e quel vuoto che sono il vero significato dell'esistenza.

da "Osho. Che cos'è la meditazione" - Oscar mondadori

le sue meditazioni

Laboratorio di meditazione il mercoledi ore 18.00/19.30 - condotto da Gyani
E' un' occasione per condividere il proprio mondo interiore ed imparare a portare la meditazione nella quotidianità
Si dice che all’inizio della meditazione i pensieri scendono vorticosi come l’acqua che scende dall’alta montagna; poi con la pratica diventano come l’acqua che passa in una profonda strettoia; poi come un ampio fiume che lentamente si riversa nel mare e alla fine, la mente diventa come il mare stesso, calmo e immobile, ogni tanto con onde increspate dal vento.
Così, dal vuoto della Mente, nascono e si dissolvono i pensieri

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E' dagli anni '70 che il mondo della scienza ha iniziato ad indagare sugli effetti positivi che la meditazione e le tecniche di rilassamento hanno sul sistema nervoso in generale. Con le moderne scoperte nel campo delle neuroscenze e della scienza quantistica si è potuta avere una mappa generale dei benefici sul sistema nervoso periferico e centrale, sulla secrezione ghiandolare e sul cuore, di conseguenza gli stati d'animo si stabilizzano e lo stress diminuisce.

E' da tempo che la meditazione viene introdotta negli ospedali d'avanguardia, in alcune carceri, nei posti di lavoro, nelle attività sportive nelle scuole. Certo in Italia da poco si sta iniziando a comprendere che la meditazione è un evento laico, individuale, che può favorire il benessere del tessuto sociale e delle relazioni umane, infatti trova sempre più un favorevole eco sui media, molti psicologi la suggeriscono per velocizzare le terapie (e molti di loro la praticano) e moltissimi sono coloro che nel mondo, leggendo un libro di Osho, sentono poi il desiderio di sperimentare qualche sua tecnica di meditazione. clicca qui per i discorsi di Osho

Nella meditazione non c’è una meta o un risultato, questo atteggiamento è tipico della mente che trasforma tutto in un obiettivo.
Ma un semplice accadimento, succede che la tensione svanisce e final-Mente appare l’assenza di tensione.
Così a poco a poco si vive sempre più, ciascuno a suo modo,  la presenza del nostro vero sé,
Allora ballare, nuotare, mangiare, cucinare, lavorare e quant’altro, possono diventare occasioni per sperimentare uno stato di attenzione e presenza sempre più ricettiva.